Skip to content

Cheratzu: “Iskìda, un film per il grande pubblico”

October 25, 2016

Il produttore Francesco Cheratzu - ©alecani 2016 - all rights reserved - info at alecani@gmail.com

Il produttore Francesco Cheratzu – ©alecani 2016

Il tour nel magico mondo di Iskìda della Terra di Nurak oggi fa tappa nella sede della Condaghes per incontrare Francesco Cheratzu, editore della trilogia scritta da Andrea Atzori e produttore del cortometraggio diretto da Anthony LaMolinara.

Dottor Cheratzu, cosa l’ha convinta ad allargare gli orizzonti verso il mondo del cinema?
«La Condaghes sin dal 1998 ha fatto dei piccoli lavori cinematografici, parliamo di audiovisivi didattici e qualche cortometraggio, legati principalmente alle sue pubblicazioni multimediali. Uno su tutti: Sa paristòria de Bakis. Con Iskìda della Terra di Nurak ci stiamo lanciando in una nuova avventura».

Qual è la sua idea di cinema?
«Personalmente apprezzo i film che hanno una storia forte da raccontare, che mi fanno sognare ed emozionare. Dal punto di vista produttivo, mi piacerebbe realizzare filmati che trasmettessero un’immagine moderna ed emancipata della Sardegna, e che valorizzassero il suo grande patrimonio materiale e immateriale, senza limiti di genere. Su un aspetto non ho dubbi, così come i libri sono normalmente fatti per essere venduti e letti, i film devono essere fatti per essere visti da un pubblico libero di scegliere».

Cosa pensa del cinema sardo?
«Domanda spinosa e a trabocchetto. Mi avvalgo della facoltà di rimanere sul vago. Ci sono realtà sicuramente interessanti e promettenti. Forse dobbiamo chiarirci le idee su cosa vogliamo e puntare decisi all’obiettivo. Oserei dire che la situazione appare “assestata” e si ha il timore di cambiarla. Mi domando perché ancora nessun grande film ha coinvolto la Sardegna pur non mancando i presupposti come soggetti e paesaggi straordinari. Ci manca il coraggio di osare? O forse ognuno è troppo impegnato a coltivare il proprio orticello tenendo molto d’occhio quello del vicino?».

Cosa significa fare il produttore in Sardegna?
«Qui tocca un punto interessante. Penso che uno dei problemi del cinema sardo sia la carenza di veri produttori. La maggior parte di essi sono in realtà registi che perseguono le proprie opere. A mio parere ci sono delle spiegazioni per questo ed una è certamente le non sufficienti risorse messe a disposizione dagli enti pubblici. Se si vuol fare cinema di un certo livello, e non limitarsi solo a soddisfare alcune esigenze, i servizi e gli investimenti devono essere adeguati allo scopo che ci si prefigge e devono essere costanti nel tempo. Attualmente certi servizi e maestranze non sono presenti sul territorio e si è costretti a rivolgersi altrove, con conseguente aggravio di costi e sforzi organizzativi. Con il cortometraggio di Iskìda siamo comunque riusciti ad avere la maggior parte dei servizi in loco».

Iskida - ©alecani 2016 - all rights reserved - info at alecani@gmail.com

Il set di Iskìda della Terra di Nurak – ©alecani 2016

Com’è nata l’idea di trasformare la trilogia di Atzori in un film?
«Qual è l’autore o l’editore che non vorrebbe vedere un suo romanzo trasposto sul grande schermo? Il passo concreto è avvenuto tre anni fa e devo ringraziare Federico Demontis della Janas Pictures di Sassari per averci messo in contatto con Anthony LaMolinara, intuendo che egli avrebbe potuto avere un interesse sull’opera di Andrea Atzori. Così è stato e, anche se la Janas Pictures non ha potuto portare avanti il progetto, noi abbiamo continuato la collaborazione direttamente con il regista. La saga fantasy di Iskìda si presta benissimo a essere trasposta in un film per il grande pubblico e in un mondo affamato di nuovi soggetti cinematografici, io penso che Anthony abbia visto questa opportunità: una storia originale e una terra fantastica da far conoscere al mondo».

Non posso non farle la domanda sulla vostra esclusione dai finanziamenti regionali dell’anno scorso…
«Finora non ho fatto alcun commento pubblico su quella vicenda. Abbiamo partecipato al bando sui contributi per le sceneggiature. Confesso che siamo rimasti assai delusi della nostra esclusione. Eravamo convinti della bontà del progetto e della serietà della nostra proposta visto che avevamo già investito – senza alcun finanziamento pubblico se non per dei servizi specifici pagati dalla Fondazione Sardegna Film Commission – sul territorio per la realizzazione della cortometraggio. Siamo stati penalizzati da un punteggio molto basso (15/45) sul tema della valorizzazione dell’identità regionale e sul valore artistico (4/15). Dopo oltre due decenni che lavoriamo a tutto campo per la valorizzazione della cultura e della lingua sarda, è stato come ricevere uno schiaffo in faccia. Sfido chiunque a dimostrarmi che nell’opera di Atzori non c’è la Sardegna. Il film sarà girato in inglese e in sardo. Ci sono dentro i nuraghi, il nostro paesaggio, i nostri miti, il nostro ambiente. Verrebbe da pensare che siamo stati vittime di un pregiudizio culturale: il fantasy è un film di genere e non merita considerazione alcuna. Hanno dato l’insufficienza anche al curriculum degli autori della sceneggiatura (6/15)! Abbiamo chiesto l’accesso agli atti e la delusione è solo aumentata. Ma il giudizio delle Commissione, che non ha giustificato, e non era tenuta a giustificare, in nessun modo le sue scelte, è inappellabile. In pratica un bando per società di produzione cinematografica è stato trattato alla stregua di un banalissimo premio letterario. Non ci siamo persi d’animo e continuiamo sulla nostra strada».

Cosa l’ha spinta a produrre il cortometraggio di Iskìda?

«È stata una precisa richiesta del regista. Anthony ha messo in chiaro un concetto da subito: pur avendo dei riconoscimenti importanti, non ci si propone a un finanziatore di una certa importanza senza niente in mano. Servono un breve filmato e una sceneggiatura come si deve. Senza questi due strumenti è meglio neanche presentarsi, si rischiano grandi figuracce».

Che regista è LaMolinara?
«È un uomo straordinario. Molto diretto e concreto. Un grande professionista, lo si poteva apprezzare soprattutto da come manteneva la calma durante le riprese, instancabile. Eclettico dal punto di vista artistico, ha un sacco di interessi che spaziano dalla musica, alla scultura, alla letteratura. Ha conosciuto la Sardegna attraverso i romanzi di Grazia Deledda e di D.H. Lawrence. Un suo grande desiderio è quello di realizzare un film basato su La Madre».

Iskida - ©alecani 2016 - all rights reserved - info at alecani@gmail.com

Il produttore Cheratzu sul set di Iskìda – ©alecani 2016

Che ricordo ha dei giorni delle riprese di Iskìda?
«Poco riposo, preoccupazioni a non finire, problemi pratici che spuntavano da ogni dove, momenti di disperazione: una bella esperienza comunque. Qui colgo l’occasione per ringraziare tutti quanti hanno contribuito con professionalità ed entusiasmo. E sono tanti davvero».

Come intende muoversi quando il cortometraggio sarà pronto?
«Doverosa una bella presentazione pubblica. Poi, come ho detto prima, dobbiamo preparare la sceneggiatura. Solo quando avremo questi due strumenti ci muoveremo di conseguenza».

Quali sono i progetti futuri della Condaghes?
«Ne abbiamo alcuni concreti e uno l’ho già svelato. Poi tante idee, ma per ovvi motivi di riservatezza non posso parlarne. Stay tuned and you will see».

 

 

Riproducibile con citazione della fonte