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Il successo del fantasy

October 11, 2016

IskidaCart0In attesa dell’uscita del cortometraggio Iskìda della Terra di Nurak, continuiamo il nostro viaggio nell’intrigante mondo del fantasy accompagnati quest’oggi da Roberto Arduini, il Presidente dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani.

Presidente Arduini, cosa rappresenta il fantasy nella nostra epoca?

«Il fantasy, come altri generi letterari a esso affini, permette all’immaginazione di volare alto fino a quote a cui il realismo non può arrivare. Per questo è divenuto un genere sempre più diffuso e che si è contaminato e ibridato sempre più con tutti gli altri generi letterari».

Cinema, teatro, letteratura, giochi di ruolo, giochi da tavolo e tanto altro. Quali sono le ragioni del successo del fantasy?
«Alla base c’è solo un autore e la sua fantasia. Se l’autore riesce a rendere credibile il mondo che descrive, tutto allora è possibile. Da qui l’enorme libertà e anche la notevole capacità di adattamento del fantasy a tutte le situazioni e a tutte le declinazioni dell’intrattenimento moderno».

Al giorno d’oggi ci sono tanti autori che si cimentano nel genere letterario fantasy. Che influenza ha avuto Tolkien sull’immaginario moderno?
«Sono due domande in una. Tanti scrittori si cimentano col fantasy perché credono sia più semplice scrivere una storia che non ha bisogno di documentazione e studio, e perché soprattutto credono sia facile vendere e avare molti più lettori. Naturalmente, in entrambi i casi non è così: una storia fantastica ha bisogno di molto lavoro e studio, mentre gli appassionati sono persone molto esigenti e il passaparola stronca molti scrittori che non sono all’altezza. Per quanto riguarda l’influenza di Tolkien, basta dire che a più di sessant’anni di distanza ogni autore fantasy deve ancora fare i conti con lo scrittore inglese. Del resto, stiamo parlando di una persona che ha passato la sua vita a migliorare e approfondire il suo mondo immaginario e che ancora oggi continua a essere uno scrittore che regala inediti a cadenza quasi annuale, nonostante sia morto 40 anni fa!».

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Come mai, nonostante il grande seguito, il fantasy viene considerato un genere minore?
«Non credo che questa opinione sia più tanto sostenibile. Il fantasy si è ampliato fino al punto da avere ormai confini indefiniti e oggi molti altri generi possono essere trovati al suo interno. Certo, molti editori con un occhio al portafoglio hanno spinto in maniera eccessiva su questo genere, pubblicando anche opere poco meritevoli e quindi abbassando il livello qualitativo del fantasy. Credo però che i segnali più evidente di uno “sdoganamento” del fantasy siano ormai l’uso sempre più frequente della locuzione di “speculative fiction” per definire il genere e, ancor di più, il fatto che famosi autori mainstream, come Kazuo Ishiguro, Neil Gaiman o il nobel Doris Lessing, siano passati a scrivere anche storie fantasy».

Si può parlare di un fantasy italiano?
«Contrariamente a quanto si crede, c’è sempre stato un filone fantastico nella letteratura italiana da Ludovico Ariosto fino a Italo Calvino. Il fantasy italiano può dare un contributo se però è fatto bene e alcuni libri contemporanei lo dimostrano».

Che idea si è fatto di Iskìda della Terra di Nurak di Andrea Atzori, la saga fantasy ambientata nell’Età del Bronzo in una terra immaginaria e liberamente ispirata alla Sardegna?
«La Sardegna ha una storia ricchissima e l’autore secondo me si inserisce in una tradizione già consolidata, che risale proprio a un suo conterraneo, quel Sergio Atzeni che scrisse una storia fantastica ispirandosi all’isola negli anni Novanta dello scorso secolo: Passavamo sulla terra leggeri».

Considerando l’ambientazione insolita, crede sia stata una mossa azzardata uscire dai canoni tradizionali e trarre spunto dalla cultura dei primi abitanti della Sardegna?
IskidaCart3 copy«Credo che un punto debole di molti libri fantasy attuali sia la scarsa ambientazione e mancanza di una seria costruzione di un mondo immaginario. In tal senso, il substrato culturale di cui l’Italia e la Sardegna sono ricche, può aiutare a rendere credibile e affascinante una storia come quella di Iskìda della Terra di Nurak, oltre a spingere il lettore ad approfondire meglio la storia della Sardegna in quella fase pre-storica e molto poco conosciuta».

Il regista Premio Oscar per Spider-Man 2, Anthony LaMolinara, sta lavorando alla trasposizione cinematografica di Iskìda della Terra di Nurak. Pensa possa essere un bel biglietto da visita per il nostro Paese e per la Sardegna?
«Ormai l’immaginario collettivo non passa più solo tramite la parola scritta. Un film che renda concreta e visibile una storia fantastica contribuisce in maniera fondamentale a un romanzo e al suo autore, perché traduce in immagini quel mondo fantastico e aiuta i lettori a visualizzare i paesaggi e i protagonisti descritti nel libro».

 

 

 

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