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Iskìda: dal gioco di ruolo al film

September 27, 2016

La copertina de "L'Amuleto del Sonno", il primo libro della trilogia di Iskìda della Terra di Nurak

La copertina de “L’Amuleto del Sonno”, il primo libro della trilogia di Iskìda della Terra di Nurak

Si può dire che Tim D.K., autore di Multiverse Ballad, la storia ambientata in un universo fantastico scritta a quattro mani con l’amico Andrea Atzori e pubblicata nel 2014 da Origami Edizioni, la trilogia di Iskìda della Terra di Nurak l’ha vista nascere. «È iniziato tutto dai giochi di ruolo. Ho avuto il piacere di conoscere la proto-ambientazione di Iskìda come giocatore. Uno dei temi fondanti della trilogia, il rapporto tra onirico e reale, è frutto di quelle sedute di gioco».

Cosa pensi di Iskìda della Terra di Nurak?

«Penso sia una trilogia ben riuscita, nella quale elementi storici e fantastici si intrecciano alla perfezione. Non condivido, però, l’etichetta che gli è stata appiccicata:  Iskìda non è un Young Adult, è una storia per tutti, che può essere apprezzata indipendentemente dall’età e dalla passione per il genere fantasy».

Qual è il libro della trilogia che ti è piaciuto di più?

«Il terzo, perché acquisisce una prospettiva più ampia. Nei primi due Andrea è stato molto attento all’evoluzione dei personaggi e al loro percorso di maturazione. Il Canto di Akasha, invece, smette di essere un romanzo di formazione e diventa racconto epico tout court. Sarei curioso di leggere  L’Amuleto del Sonno e Camminatrice di Sogni scritti con lo stesso “stile”».

Da scrittore c’è qualcosa che non ti ha completamente convinto di Iskìda della Terra di Nurak?

«L’unica critica che posso muovere è determinata dal fatto che Andrea quando scrive enfatizza maggiormente le emozioni e i sentimenti dei personaggi, rispetto allo svolgimento dell’azione; in Iskìda questo modello di scrittura ricorre spesso. Ricordo che quando ci siamo isolati per due settimane per concludere il lavoro su Multiverse Ballad ci siamo ritrovati a confrontarci ore e ore su frasi e singole parole. Un giorno abbiamo discusso sul termine acusmatico, parola che in cinematografia indica un suono che si sente nella scena, ma che proviene da un elemento fuori scena. Andrea era affascinato dalla parola, indipendentemente dal contesto e dal significato, perché secondo lui aveva un bel suono.  Ecco, questo è indicativo del modo di scrivere di Andrea: coinvolgere il lettore emotivamente, con ogni mezzo. E a volte sembra che ciò che succede “dentro” i personaggi sia più importante di ciò che accade intorno».

Copertina di "Camminatrice di Sogni", il secondo volume della trilogia scritta da Andrea Atzori

Copertina di “Camminatrice di Sogni”, il secondo volume della trilogia scritta da Andrea Atzori

Per te scrivere ha lo stesso significato che ha per Andrea Atzori?

«Io e Andrea Atzori abbiamo due modi di scrivere diversi e complementari: se lui scrive cercando di trasmettere e generare emozioni, io cerco di osservare e raccontare eventi e situazioni. Poi io scrivo per hobby. Lui è un professionista, lo fa per mestiere».

Cosa pensi del progetto della Condaghes e del regista Anthony LaMolinara di trasformare Iskìda in un film? 

«In questo periodo il fantasy riscuote molto successo e Iskìda dal punto di vista cinematografico è un prodotto che potrebbe far impazzire gli spettatori. Quando ho visto il teaser di Nuraghes sono rimasto molto colpito dall’effetto visivo creato dal fantasy nuragico, tanto da pensare che oggi, in Italia, c’è davvero spazio per il cinema d’azione. Ma forse il motivo per il quale il genere non viene valorizzato in Italia è l’idea, tipicamente italiana, che colloca concettualmente la letteratura fantasy in un campo che non è propriamente cultura. L’anno scorso la Sardegna ha perso una grande occasione quando ha deciso di non finanziare il progetto di sceneggiatura: non ha capito che fare cultura divertendo è un modo per incrementare l’interesse, stimolando la curiosità e il desiderio di conoscere il passato della nostra Terra e l’origine delle nostre tradizioni. Cultura è spingere a porsi domande, non fornire risposte già pronte. Le reazioni di chiusura non sono il modo giusto per proteggere la cultura di  un popolo,  ma il modo più rapido ed efficace per condannarlo all’oblio».

Dalle foto scattate sul set che stanno circolando sul web hai avuto modo di farti un’idea su quello che vedremo nel teaser?

«Per quanto riguarda il trucco e i costumi, nelle foto che circolano ho notato che domina il colore e che quindi è stata fatta una scelta più vicina al fantasy epico che al romanzo storico. Io ho sempre avuto un’idea più cupa, più nuragica, dell’ambientazione di Iskìda. Sono invece rimasto affascinato dalle scelte dei paesaggi, dagli spazi aperti che fanno da sfondo agli animali e dalla valorizzazione degli scenari naturali. Mi ha dato l’impressione di un gruppo di matti che vuole valorizzare la Sardegna raccontando storie di fantasia ambientate nel mondo reale…».

"Il Canto di Akasha", l'ultimo libro della saga fantasy

“Il Canto di Akasha”, l’ultimo libro della saga fantasy di Atzori 

Da esperto del genere fantasy pensi che da Iskìda si possa trarre più di un film?

«Per come è costruita la trilogia se ne dovrebbe trarre uno solo: spezzandola si rischia di diluire troppo la trama. Ma se dovesse risultare un successo si può sempre mantenere l’ambientazione e dare spazio a tutti quei personaggi secondari che Andrea ha descritto accuratamente nei primi due libri rendendoli a tratti più interessanti dei protagonisti. Uno su tutti il Pugilatore Mancino, Jaku, che meriterebbe la sue serie esclusiva su Netflix».

 

 

 

 

 

 

 

 

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