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Iskìda della Terra di Nurak, intervista esclusiva all’autore Andrea Atzori

June 14, 2016

Andrea Atzori - ©alecani 2016

Andrea Atzori – ©alecani 2016

Concluse le riprese di Iskìda della Terra di Nurak, il teaser trailer diretto dal Premio Oscar Anthony LaMolinara e prodotto dalla casa editrice Condaghes, abbiamo scambiato due chiacchiere con l’autore della trilogia, Andrea Atzori, che ha risposto alle nostre domande svelandoci alcune curiosità sul mondo di Nurak.

Andrea, cos’è Iskìda della Terra di Nurak?

«Iskìda è un romanzo fantasy di stampo anglosassone ma liberamente ispirata alla tradizione del “fantastico” in Sardegna. La storia è ambientata a Nurak, una terra immaginaria che ricorda l’isola in un’epoca tra il Neolitico e l’Età del Bronzo, abitata da diversi Clan, ognuno devoto a un proprio animale guida. Protagonista è la giovane Iskìda, una strega del Clan del Cane, che tra Giganti, demoni e Jane si troverà a dover fronteggiare i misteriosi eventi che minacciano la pace della sua terra».

Come mai la prima stagione della saga, L’Amuleto del Sonno, è uscita prima nella collana Il Trenino verde in tre volumetti separati dedicati ai ragazzi?

«Il target editoriale della saga è il così detto “Young Adult” (giovani-adulti), ovvero un cross-over adatto sia per i ragazzi che per gli adulti appassionati di fantastico. Visto l’apporto grafico dato dalle bellissime illustrazioni manga di Daniela Serri e Daniela Orrù, l’editore – Condaghes – in principio aveva puntato su un formato più snello che ammiccasse ai più giovani. Ci si rese però conto che la complessità della storia meritava forse un formato più sostanzioso, come il classico “tomo”, ben noto ai lettori di fantasy. Così è arrivata la ristampa in cartonato della prima stagione, dal titolo L’Amuleto del Sonno, formato che è stato mantenuto sino alla fine della storia, con il terzo libro Il Canto di Akasha».

Da dove nasce l’idea di far diventare il mondo di Nurak prima una mostra e poi un film?

«L’idea della mostra è venuta da sé: le illustrazioni dei romanzi sono così tante e affascinanti che abbiamo pensato fosse un peccato lasciarle solo al segreto dei libri. Le abbiamo portate fuori, in modo che da sole raccontassero la loro storia e spingessero a incuriosirsi verso Nurak, i suoi personaggi, le sue creature, i suoi mostri, i suoi eroi e le sue eroine. Il film… be’, nessuno potrebbe pianificare a priori una cosa del genere. È successo, abbiamo colto l’occasione, e c’è ancora tanta strada da fare».

E la passione per il fantasy invece?

«È nata giocando. Dal gioco di ruolo, per la precisione; quella meravigliosa palestra di narrativa che con carta, matita, dadi e un pugno di buoni amici ti permette di creare e visitare i mondi infiniti della fantasia. Da lì, dal divertimento, un giorno ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare del fantastico una professione. Dopo una laurea in Storia ho conseguito un master in editoria a Oxford e ho lavorato come assistant editor per l’editore di uno dei miei romanzi fantasy preferiti: Queste oscure materie, di Philip Pullman. Da allora capii che, lavorando sodo, qualche sogno si sarebbe potuto avverare».

Perché hai scelto di ambientare la tua saga in Sardegna?

«Dire che Nurak sia la Sardegna è il fraintendimento più comune quando si parla della mia opera. Non per scomodare i giganti, ma sarebbe come dire che Il Signore degli Anelli è ambientato non nella Terra di Mezzo ma nell’Europa medievale. Nurak è un secondary world, una terra fantastica coerente in sé, e soltanto liberamente ispirata alla Sardegna. Ma è proprio per questo suo non essere la vera Sardegna che può renderla mito, evocarla con libertà, suggestione, mistero. Se fosse stata la Sardegna reale ci sarebbero state persone capaci di accapigliarsi sulla coerenza del dettaglio archeologico, e Nurak avrebbe smesso di incantare. Non era quello che volevo. Il mio lavoro è scrivere storie».

 

Andrea Atzori e il regista Anthony LaMolinara- ©alecani 2016

Andrea Atzori e il regista Anthony LaMolinara – ©alecani 2016

 

Come mai, secondo te, un Premio Oscar americano di origini abruzzesi che lavora in Cina decide di puntare su una saga fantasy ambientata in Sardegna?

«Me lo chiedo tuttora. LaMolinara ha sempre amato la Sardegna sin da un viaggio che fece anni fa, e da allora alimentò il sogno di volerla raccontare tramite il cinema. Fato ha voluto (o caso ha voluto, come volete) che posasse gli occhi su Iskìda, un’opera vicina alla sua sensibilità di cineasta del fantastico e capace di utilizzare l’intera isola come scenario. In questo caso sì, è giusto dire “ambientata in Sardegna”: se Nurak infatti dovesse diventare un film, avrebbe il volto dell’isola intera a cui è ispirata: la Nostra isola».

Come sono andate le riprese del teaser?

«Si sono concluse il primo giugno e ora siamo ufficialmente in fase di post-produzione. Non sono mancate certo le difficoltà. I lavori sono stati conclusi nell’arco di un anno a causa del maltempo che, nel giugno 2015, ci aveva fatto perdere due scene importanti. Ma siamo tornati più motivati che mai e abbiamo portato a casa il risultato. Mi piace ricordare che LaMolinara ha sempre voluto lavorare esclusivamente con troupe sarda: Corrado Serri come direttore della fotografia nel 2015 e Francesco Piras e Riccardo De Luca nel 2016».

Che aria si respirava sul set?

«Emozionata, entusiasta, tesa, anche affranta – a momenti – ma sempre concentrata, anche di fronte agli imprevisti più impensabili, come la vera e propria tromba d’aria che si è abbattuta una notte sul set, a una sola inquadratura dalla fine di una sequenza che ci aveva preso tre giorni. È in questi momenti che si distingue il carattere delle persone e le ragioni per cui hanno accettato il lavoro. Spero che in futuro io abbia ancora la possibilità di lavorare con loro».

Andrea Atzori e Astula sul set di Iskìda della Terra di Nurak- ©alecani 2016

Andrea Atzori e Astula sul set di Iskìda della Terra di Nurak – ©alecani 2016

Gli animali sono stati protagonisti delle riprese. È stato difficile lavorare con loro?

«Iskìda è un inno alla natura e, così come i paesaggi, gli animali non potevano che avere un ruolo principale. Quando una scena ha un animale come protagonista, le difficoltà tecniche aumentano esponenzialmente. Oltre che a immortalare le inquadrature, abbiamo perciò fatto particolare attenzione a evitare ogni situazione di stress per gli animali, lavorando insieme ad addestratori professionisti e previo rilascio di appositi certificati. Nonostante ciò, qualche zelante si è prontamente oltraggiato riguardo alla “coda mozzata” di Astula, il meraviglioso esemplare di Pastore Fonnese che interpreta il cane Ino… ignorando che la coda corta è un tratto ereditario della razza».

 Cosa speri succeda ora che il teaser è stato completato?

«Del teaser sono state completate le riprese. Post-produzione, montaggio, musiche, tutto ciò avrà bisogno di diversi altri mesi di lavoro. Dopodiché, arriverà la vera e più grande scommessa: trovare finanziatori per il lungometraggio. Non è assolutamente detto che succeda. C’è da dire però che se non ci fosse almeno una reale possibilità, LaMolinara non avrebbe iniziato i lavori. Questo ci dà da sperare».

Stai già lavorando alla sceneggiatura?

«Sì, stiamo già lavorando alla sceneggiatura. Sarà un lavoro a quattro mani, scritto a distanza tra Cina e Foresta Nera, ma con Anthony speriamo di poterci presto trovare in Sardegna per rifinire il testo faccia a faccia».

Qual è il messaggio che speri possa arrivare al pubblico?

«Diffido degli autori che si sentono nella posizione di poter comunicare esplicitamente dei “messaggi”. Io scrivo storie, non professo credi, né cerco di convincere il prossimo delle mie idee. Se la storia che avrò raccontato sarà scritta bene, forse piacerà; e forse il lettore – ognuno diverso, ognuno speciale – riconoscerà tra le righe una parte di sé, un volto del mondo, un’emozione, un’intuizione sulla vita, o forse no: forse solo leggerà e si distrarrà per qualche ora, e questo non sarà in nessun modo meno nobile di qualsivoglia messaggio recapitato dall’ego dell’autore».

Se si arrivasse alla produzione del film, in che lingua sarà?

«È una questione delicata ed è da un anno che chiedo un parere praticamente a tutti, perché il parere di ognuno è importante. La risposta più frequente è “inglese”, e siamo d’accordo, per una ragione ovvia di circolazione del prodotto; inglese supportato da un uso mirato del sardo, magari per bocca delle creature fantastiche. Certo però la tentazione dell’intera opera in sardo, sottotitolata, ogni tanto torna a farsi sentire. Il prodotto però cambierebbe direzione, perché un produttore significativo (capace di finanziare un film del genere) difficilmente investirà se la produzione non è trainata da attori noti, anglofoni, capaci di attirare il pubblico da sé. Insomma, è prematuro, ma sarà qualcosa da valutare con attenzione».

Quindi anche gli attori del teaser potrebbero cambiare?

«Ci auguriamo non capiti, ma sì, potrebbe accadere, e loro ne sono al corrente. Queste decisioni dipendono dall’eventuale produttore e, per quanto vorremmo fosse il contrario, possiamo influenzarle soltanto sino a un certo punto».

Andrea Atzori e l'attrice Veronica Obinu - ©alecani 2016

Andrea Atzori e l’attrice Veronica Obinu- ©alecani 2016

Iskìda della Terra di Nurak valorizza la Sardegna è l’identità culturale sarda?

«La maggior parte degli slanci fantastici di Iskìda affondano nel patrimonio del folklore fantastico della Sardegna, nei racconti dei nostri nonni, nelle favole di fate e spauracchi notturni; gli usi e i costumi dei clan sono ricreati basandosi largamente sulla cultura materiale delle popolazioni sarde tra Eneolitico e Età del Bronzo Medio; i luoghi della storia richiamano esplicitamente monumenti archeologici e naturali. Io non devo rispondere a questa domanda. Io ho scritto dei romanzi, e i romanzi hanno un contenuto. Ci si auspicherebbe che questi ultimi – prendendo atto di questa improvvisa esigenza di giudicarli – venissero prima letti, e non tacciati di “fantasy” come se fosse una malattia. Le persone che pensano che l’identità sia una cosa morta e da salvaguardare in una teca come una mummia mi fanno onestamente paura».

Tu ora vivi in Germania.  Da lì, che rapporto hai con la tua Terra?

«La Sardegna mi manca. La ritrovo quando scrivo. Temo però che stare lontano sia il mio unico modo per starci veramente vicino».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Essere un buon padre. Continuare a scrivere».

 

 

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