Skip to content

Le Danys e il Mondo di Nurak

June 28, 2016

Daniela Serri e Daniela Orrù

Daniela Serri e Daniela Orrù

Durante il nostro viaggio nella fantastica Terra di Nurak, abbiamo avuto il piacere di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con le illustratrici della trilogia di Iskìda, le cagliaritane Dany&Dany.

Chi sono Dany&Dany?

«Siamo Daniela Serri e Daniela Orrù, due autrici di fumetti e illustratrici. Ci siamo conosciute grazie al fumettista Mario Atzori della Bonelli, che ci presentò perché riteneva avessimo un approccio simile al disegno. Ci aveva azzeccato a tal punto che poco dopo abbiamo iniziato la nostra collaborazione professionale».

 Da quanto tempo lavorate nel mondo dei fumetti?

«Le prime pubblicazioni risalgono al 2002 e 2003. Si trattava di romanzi grafici realizzati per una piccola casa editrice milanese, la Echo Communication. Da lì, grazie anche a Internet, siamo state contattate da case editrici statunitensi, tedesche e spagnole fino alla collaborazione con Tokyopop. Siamo poi tornate in Italia, prima con Edizioni BD e, infine, in Sardegna con Condaghes».

Quattro mani e due teste. Come fate a lavorare insieme?

«Condividendo gusti artistici, estetici, letterari e cinematografici, non è stato difficile trovare dei compromessi per iniziare a lavorare insieme. Nel corso degli anni ci siamo armonizzate sempre di più, ma una regola che è valsa fin dall’inizio è stata dividerci i personaggi delle storie che disegniamo, nel senso che ciascuna di noi disegna sempre ed esclusivamente i propri. Questo è fondamentale per mascherare le piccole differenze che ancora oggi esistono tra le nostre mani e, soprattutto, per dare coerenza ai singoli personaggi».

C’è un artista a cui vi ispirate?

«Siamo entrambe autodidatte, per cui nel periodo della formazione quello che abbiamo imparato su disegno e narrazione a fumetti lo abbiamo appreso tutto osservando le serie animate e le opere dei nostri mangaka preferiti. Nel primo caso, fin da bambine siamo state folgorate dai character design di Hayao Miyazaki e Shingo Araki; per quanto riguarda i fumetti e le illustrazioni, invece, abbiamo avuto come modelli Masakatsu Katsura e Haruhiko Mikimoto. Ovviamente, nel tempo sono state tante altre le nostre fonti d’ispirazione, prima che sviluppassimo uno stile tutto nostro».

Che situazione vive il fumetto in Italia e, nello specifico, in Sardegna?

«L’editoria è in crisi da diversi anni, soprattutto in Italia e, ovviamente, una realtà piccola come quella sarda non poteva essere risparmiata. Però, a dispetto dei pochi abitanti, la nostra Isola  vanta un gran numero di professionisti che lavorano nel mondo del fumetto, sia nazionale che internazionale, oltre che un brulicare di realtà indipendenti molto dinamiche, dalle associazioni culturali alle autoproduzioni dei singoli autori. Il panorama è quindi molto vitale a livello artistico. Inoltre, grazie a Internet oggi è sicuramente più facile farsi conoscere».

Illustrazione de L'Amuleto del sonno

Illustrazione de L’Amuleto del sonno

Cosa avete pensato quando vi è stato proposto di illustrare Iskìda della Terra di Nurak?

«E’ stato amore a prima vista. Erano anni che macinavamo il proposito di attingere dall’immenso patrimonio fantastico della nostra terra, finché Francesco Cheratzu ci ha offerto questa possibilità su un piatto d’argento, con la proposta di illustrare una storia che aveva in sé tutte quelle potenzialità che noi stesse avremmo voluto sfruttare, se la storia fosse stata nostra. Ed è questo un altro punto che ci ha conquistate: la storia non era nostra, ma la sentivamo vicina come se lo fosse stata. Ci è parso quasi un segno del destino a cui non potevamo voltare le spalle».

Che rapporto avete con l’autore della trilogia, Andrea Atzori?

«Dobbiamo dire che all’inizio avevamo una sorta di timore riverenziale verso l’opera di Andrea, sia perché, avendo amato smisuratamente il suo progetto, sentivamo la responsabilità di esserne all’altezza, sia perché da autrici noi stesse capivamo bene quanto sarebbe stato spiacevole se una nostra storia fosse stata disegnata da qualcuno con una visione troppo distante dalla nostra. Invece, tutti i nostri timori sono svaniti uno via l’altro fin dai primi scambi di e-mail con Andrea: da subito si è innescata un’inaspettata sinergia e una straordinaria vicinanza di visioni, tanto che anche laddove abbiamo dovuto lavorare di lima per avvicinarci il più possibile alla sua idea, ci è stato del tutto naturale».

Come avete lavorato per le illustrazioni della trilogia?

«Sempre con tempistiche molto strette. Le illustrazioni erano l’ultimo anello della catena creativa e questo ci ha messo nella posizione di doverci adeguare al tempo che avanzava di volta in volta dopo la stesura di ogni libro e l’editing, prima di andare in stampa. Ma anche questa difficoltà è stata positiva, perché ci ha fatto crescere sia artisticamente che professionalmente».

In base a quali criteri avete scelto le illustrazioni?

«Non è stato per niente facile scegliere, perché nella nostra picture storyline ideale erano molto più numerosi i momenti da fissare con un’illustrazione. Ma noi veniamo dal mondo del fumetto, in fondo, ed era naturale che nelle nostre teste ci fossero più “fotogrammi”. Dopo un serrato lavoro di squadra con Francesco Cheratzu e Andrea Atzori, siamo riuscite a scremare e a proporre delle scelte che andassero bene a tutti. Senz’altro è una storia che si presterebbe bene anche ad essere trasposta a fumetti».

Illustrazione presente ne Il canto di Akasha

Illustrazione presente ne Il canto di Akasha

Qual è l’illustrazione a cui siete maggiormente legate?

«Si trova nell’ultimo libro della trilogia, Il canto di Akasha: la piccola Alise è in lacrime, seduta su un tavolaccio di legno e, davanti a lei, è accovacciata la gingantessa Gojana, in un momento cruciale del suo percorso  psicologico. E’ un’illustrazione molto emotiva che abbiamo amato tanto».

Qual è la particolarità delle vostre immagini?

«Un addetto ai lavori si accorgerà subito che dietro ad ogni nostra illustrazione c’è il dna di un fumettista:  più che illustrazioni sono veri e propri “fotogrammi” di un’azione in movimento, come di un film che scorreva nelle nostre teste man mano che leggevamo la storia».

Avete un personaggio preferito della saga?

«Siamo legatissime a Iskìda e Ino, ma se dovessimo scegliere un personaggio solo, forse sarebbe Alise».

Iskìda della Terra di Nurak è anche una mostra. 123 pannelli raccontano Il Mondo di Nurak.

«Il Mondo di Nurak e tutto il lavoro che c’è dietro ogni illustrazione. Si tratta infatti della mostra del making of: i bozzetti dei primi character design – compresi quelli che poi sono stati scartati – e ogni fase di lavorazione delle tavole interne e delle illustrazioni di copertina, dallo schizzo iniziale, passando per le matite, le chine ed infine i retini o i colori. L’idea della mostra è venuta all’editore dopo la pubblicazione dell’ultimo volume di Iskìda, per cui all’inizio non avevamo idea che avremmo dovuto conservare ogni singolo studio preliminare e ogni fase del lavoro. Solo grazie al fatto che lavoriamo in digitale abbiamo potuto, anche a posteriori,  “scavare” tra i livelli grafici delle immagini su file e recuperarne il più possibile».

Cosa avete provato nel rivedere tutti i vostri disegni esposti?

«Fa una certa impressione vedere tutto il lavoro insieme. E’ una mole considerevole. Ma la cosa che salta di più al nostro occhio è il miglioramento crescente dalla prima all’ultima tavola. Le ultime illustrazioni sono senz’altro più belle».

Esempio di livelli grafici dell'immagine

Esempio di livelli grafici dell’immagine

Qual è il messaggio che sperate arrivi ai visitatori della mostra?

«Pensiamo che l’immagine abbia un impatto più immediato sull’osservatore rispetto ad un testo e speriamo che, attraverso le illustrazioni, il pubblico si avvicini alla lettura di questa straordinaria trilogia».

Che ne pensate del teaser trailer di Iskìda che è stato da poco girato?

«È talmente straordinario che ancora stentiamo a crederci. Un Premio Oscar, poi! Non vediamo l’ora di poter vedere il prodotto finale».

Avete avuto un ruolo per la preparazione del teaser?

«Abbiamo realizzato il costume design, cercando di restare coerenti alle illustrazioni dei romanzi. Le modifiche sono state funzionali alle esigenze di scena ed è stato anche molto interessante entrare in contatto con problematiche a cui noi, da disegnatrici, non avremmo mai pensato».

Progetti per il futuro?

«Ora tutte le nostre energie sono concentrate su Dàimones – Prima Lux, il primo volume di una serie a fumetti a tema gotico vampirico, scritta e disegnata da noi e pubblicata in digitale su Amazon».

 

Riproducibile con citazione della fonte