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Iskida - ©alecani 2016 - all rights reserved - info at alecani@gmail.com

Iskida – ©alecani 2016 – all rights reserved – info at alecani@gmail.com

“Iskìda, presto il film”. Parola di Anthony LaMolinara

È bastato dare uno sguardo alla saga fantasy di Andrea Atzori per capire che Iskìda della Terra di Nurak ha le carte in regola per diventare un gran film e, senza batter ciglio, ha deciso di sposare il progetto della casa editrice Condaghes per realizzare il teaser trailer. Antony LaMolinara, regista americano che tra la Cina e Gli Stati Uniti  lavora con i maggiori produttori cinematografici al mondo e vanta un Premio Oscar ai migliori effetti speciali per Spider-Man 2, ha sempre creduto nella trasposizione cinematografica di Iskìda della Terra di Nurak, anche quando le cose sembravano aver preso una brutta piega.  Prima lo stop forzato delle riprese, nel 2015, a causa del maltempo, poi la delusione in seguito all’esclusione dai finanziamenti regionali per lo sviluppo della sceneggiatura, avrebbero sicuramente potuto spingere Anthony ad abbandonare la barca. E invece eccoci qua, un mese dopo la fine delle riprese, a parlare con lui dell’esperienza vissuta in Sardegna negli ultimi due anni.

Anthony, cosa ti ha colpito di  Iskìda della Terra di Nurak?

<<Amo la Sardegna e Iskìda della Terra di Nurak valorizza la cultura e l’identità sarda. Proprio per questo penso sia una storia che ha tanto da raccontare e da insegnare>>.

 Che rapporto hai con l’autore della trilogia Andrea Atzori?

 <<Andrea ed io abbiamo un rapporto molto diretto e aperto sul lavoro. Siamo molto onesti l’uno con l’altro e ci rispettiamo.  E come in ogni buon rapporto, quando c’è intesa il risultato è assicurato>>.

 Com’è stato lavorare in Sardegna?

<<In questi anni, l’unica cosa con la quale mi sono dovuto scontrare è il tempo. Per il resto ho avuto la possibilità di conoscere persone eccezionali, le migliori al mondo. Il sale della terra…>>.

 

Il set di iskìda della Terra di Nurak a Orosei - ©alecani 2016

Il set di Iskìda della Terra di Nurak a Orosei- ©alecani 2016

 

Ora che le riprese del teaser sono state ultimate, come pensate di procede?

<<C’è un sacco di lavoro da fare con la musica e la post-produzione, ma il passo successivo sarà quello di andare dai produttori e nei festival per vendere il film>>.

A che punto siete con la scrittura della sceneggiatura?

Anthony laMolinara- ©alecani 2016

Anthony LaMolinara – ©alecani 2016

<<Ci stiamo lavorando proprio in questo periodo>>.

Avete intenzione di presentare il teaser trailer a un festival del cinema?

<<Si, vogliamo presentarci ad ogni possibile festival>>.

Iskìda della Terra di Nurak sarà un film o potrebbe diventare anche una serie televisiva?

<<Per me, prima di tutto, Iskìda della Terra di Nurak è un film. Ci sarà sicuramente bisogno di un po’ di tempo per ultimare i lavori, ma questo è indispensabile  per la realizzazione di qualsiasi opera d’arte importante>>.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Iskida - ©alecani 2016 - all rights reserved - info at alecani@gmail.com

 

©alecani 2016 – all rights reserved – info at alecani@gmail.com

 

Daniela Serri e Daniela Orrù

Daniela Serri e Daniela Orrù

 

Le Danys e il Mondo di Nurak

Durante il nostro viaggio nella fantastica Terra di Nurak, abbiamo avuto il piacere di incontrare e scambiare quattro chiacchiere con le illustratrici della trilogia di Iskìda, le cagliaritane Dany&Dany.

Chi sono Dany&Dany?

<<Siamo Daniela Serri e Daniela Orrù, due autrici di fumetti e illustratrici. Ci siamo conosciute grazie al fumettista Mario Atzori della Bonelli, che ci presentò perché riteneva avessimo un approccio simile al disegno. Ci aveva azzeccato a tal punto che poco dopo abbiamo iniziato la nostra collaborazione professionale>>.

 Da quanto tempo lavorate nel mondo dei fumetti?

<<Le prime pubblicazioni risalgono al 2002 e 2003. Si trattava di romanzi grafici realizzati per una piccola casa editrice milanese, la Echo Communication. Da lì, grazie anche a Internet, siamo state contattate da case editrici statunitensi, tedesche e spagnole fino alla collaborazione con Tokyopop. Siamo poi tornate in Italia, prima con Edizioni BD e, infine, in Sardegna con Condaghes>>.

Quattro mani e due teste. Come fate a lavorare insieme?

<<Condividendo gusti artistici, estetici, letterari e cinematografici, non è stato difficile trovare dei compromessi per iniziare a lavorare insieme. Nel corso degli anni ci siamo armonizzate sempre di più, ma una regola che è valsa fin dall’inizio è stata dividerci i personaggi delle storie che disegniamo, nel senso che ciascuna di noi disegna sempre ed esclusivamente i propri. Questo è fondamentale per mascherare le piccole differenze che ancora oggi esistono tra le nostre mani e, soprattutto, per dare coerenza ai singoli personaggi>>.

C’è un artista a cui vi ispirate?

<<Siamo entrambe autodidatte, per cui nel periodo della formazione quello che abbiamo imparato su disegno e narrazione a fumetti lo abbiamo appreso tutto osservando le serie animate e le opere dei nostri mangaka preferiti. Nel primo caso, fin da bambine siamo state folgorate dai character design di Hayao Miyazaki e Shingo Araki; per quanto riguarda i fumetti e le illustrazioni, invece, abbiamo avuto come modelli Masakatsu Katsura e Haruhiko Mikimoto. Ovviamente, nel tempo sono state tante altre le nostre fonti d’ispirazione, prima che sviluppassimo uno stile tutto nostro>>.

Che situazione vive il fumetto in Italia e, nello specifico, in Sardegna?

<<L’editoria è in crisi da diversi anni, soprattutto in Italia e, ovviamente, una realtà piccola come quella sarda non poteva essere risparmiata. Però, a dispetto dei pochi abitanti, la nostra Isola  vanta un gran numero di professionisti che lavorano nel mondo del fumetto, sia nazionale che internazionale, oltre che un brulicare di realtà indipendenti molto dinamiche, dalle associazioni culturali alle autoproduzioni dei singoli autori. Il panorama è quindi molto vitale a livello artistico. Inoltre, grazie a Internet oggi è sicuramente più facile farsi conoscere>>.

Illustrazione de L'Amuleto del sonno

Illustrazione de L’Amuleto del sonno

 

Cosa avete pensato quando vi è stato proposto di illustrare Iskìda della Terra di Nurak?

<<E’ stato amore a prima vista. Erano anni che macinavamo il proposito di attingere dall’immenso patrimonio fantastico della nostra terra, finché Francesco Cheratzu ci ha offerto questa possibilità su un piatto d’argento, con la proposta di illustrare una storia che aveva in sé tutte quelle potenzialità che noi stesse avremmo voluto sfruttare, se la storia fosse stata nostra. Ed è questo un altro punto che ci ha conquistate: la storia non era nostra, ma la sentivamo vicina come se lo fosse stata. Ci è parso quasi un segno del destino a cui non potevamo voltare le spalle>>.

Che rapporto avete con l’autore della trilogia, Andrea Atzori?

<<Dobbiamo dire che all’inizio avevamo una sorta di timore riverenziale verso l’opera di Andrea, sia perché, avendo amato smisuratamente il suo progetto, sentivamo la responsabilità di esserne all’altezza, sia perché da autrici noi stesse capivamo bene quanto sarebbe stato spiacevole se una nostra storia fosse stata disegnata da qualcuno con una visione troppo distante dalla nostra. Invece, tutti i nostri timori sono svaniti uno via l’altro fin dai primi scambi di e-mail con Andrea: da subito si è innescata un’inaspettata sinergia e una straordinaria vicinanza di visioni, tanto che anche laddove abbiamo dovuto lavorare di lima per avvicinarci il più possibile alla sua idea, ci è stato del tutto naturale>>.

Come avete lavorato per le illustrazioni della trilogia?

<<Sempre con tempistiche molto strette. Le illustrazioni erano l’ultimo anello della catena creativa e questo ci ha messo nella posizione di doverci adeguare al tempo che avanzava di volta in volta dopo la stesura di ogni libro e l’editing, prima di andare in stampa. Ma anche questa difficoltà è stata positiva, perché ci ha fatto crescere sia artisticamente che professionalmente>>.

In base a quali criteri avete scelto le illustrazioni?

<<Non è stato per niente facile scegliere, perché nella nostra picture storyline ideale erano molto più numerosi i momenti da fissare con un’illustrazione. Ma noi veniamo dal mondo del fumetto, in fondo, ed era naturale che nelle nostre teste ci fossero più “fotogrammi”. Dopo un serrato lavoro di squadra con Francesco Cheratzu e Andrea Atzori, siamo riuscite a scremare e a proporre delle scelte che andassero bene a tutti. Senz’altro è una storia che si presterebbe bene anche ad essere trasposta a fumetti>>.

Illustrazione presente ne Il canto di Akasha

Illustrazione presente ne Il canto di Akasha

Qual è l’illustrazione a cui siete maggiormente legate?

<<Si trova nell’ultimo libro della trilogia, Il canto di Akasha: la piccola Alise è in lacrime, seduta su un tavolaccio di legno e, davanti a lei, è accovacciata la gingantessa Gojana, in un momento cruciale del suo percorso  psicologico. E’ un’illustrazione molto emotiva che abbiamo amato tanto>>.

Qual è la particolarità delle vostre immagini?

<<Un addetto ai lavori si accorgerà subito che dietro ad ogni nostra illustrazione c’è il dna di un fumettista:  più che illustrazioni sono veri e propri “fotogrammi” di un’azione in movimento, come di un film che scorreva nelle nostre teste man mano che leggevamo la storia>>.

Avete un personaggio preferito della saga?

<<Siamo legatissime a Iskìda e Ino, ma se dovessimo scegliere un personaggio solo, forse sarebbe Alise>>.

Iskìda della Terra di Nurak è anche una mostra. 123 pannelli raccontano Il Mondo di Nurak.

<< Il Mondo di Nurak e tutto il lavoro che c’è dietro ogni illustrazione. Si tratta infatti della mostra del making of: i bozzetti dei primi character design – compresi quelli che poi sono stati scartati – e ogni fase di lavorazione delle tavole interne e delle illustrazioni di copertina, dallo schizzo iniziale, passando per le matite, le chine ed infine i retini o i colori. L’idea della mostra è venuta all’editore dopo la pubblicazione dell’ultimo volume di Iskìda, per cui all’inizio non avevamo idea che avremmo dovuto conservare ogni singolo studio preliminare e ogni fase del lavoro. Solo grazie al fatto che lavoriamo in digitale abbiamo potuto, anche a posteriori,  “scavare” tra i livelli grafici delle immagini su file e recuperarne il più possibile>>.

Cosa avete provato nel rivedere tutti i vostri disegni esposti?

<<Fa una certa impressione vedere tutto il lavoro insieme. E’ una mole considerevole. Ma la cosa che salta di più al nostro occhio è il miglioramento crescente dalla prima all’ultima tavola. Le ultime illustrazioni sono senz’altro più belle>>.

Esempio di livelli grafici dell'immagine

Esempio di livelli grafici dell’immagine

Qual è il messaggio che sperate arrivi ai visitatori della mostra?

<<Pensiamo che l’immagine abbia un impatto più immediato sull’osservatore rispetto ad un testo e speriamo che, attraverso le illustrazioni, il pubblico si avvicini alla lettura di questa straordinaria trilogia>>.

Che ne pensate del teaser trailer di Iskìda che è stato da poco girato?

<<È talmente straordinario che ancora stentiamo a crederci. Un Premio Oscar, poi! Non vediamo l’ora di poter vedere il prodotto finale>>.

Avete avuto un ruolo per la preparazione del teaser?

<<Abbiamo realizzato il costume design, cercando di restare coerenti alle illustrazioni dei romanzi. Le modifiche sono state funzionali alle esigenze di scena ed è stato anche molto interessante entrare in contatto con problematiche a cui noi, da disegnatrici, non avremmo mai pensato>>.

Progetti per il futuro?

<<Ora tutte le nostre energie sono concentrate su Dàimones – Prima Lux, il primo volume di una serie a fumetti a tema gotico vampirico, scritta e disegnata da noi e pubblicata in digitale su Amazon>>.

 

Veronica Obinu durante la prova trucco- ©alecani 2016

Veronica Obinu durante la prova trucco- ©alecani 2016

Veronica Obinu: “Vi racconto la mia Iskìda”

Giovane, bella e con tanta voglia di imparare. <<Non vedo l’ora di ricominciare>>, aveva detto, qualche settimana fa, la diciassettenne Veronica Obinu di Scano di Montiferro facendo il conto alla rovescia per il ciak dell’ultima parte del teaser trailer di Iskìda della Terra di NurakE ora che le riprese sono state finalmente completate, la nostra Iskìda ha voluto condividere con noi le sue emozioni raccontandoci quanto è stato divertente ed emozionante, ma nello stesso tempo impegnativo, essere la protagonista del teaser trailer tratto dalla saga fantasy di Andrea Atzori.

 

Veronica, cos’è cambiato in te tra la prima sessione di riprese e la seconda?

<<Quando ad agosto abbiamo dovuto interrompere le riprese a causa del maltempo, ho deciso di lavorare sodo sull’espressione visiva e adesso sento di essere maturata dal punto di vista artistico>>.

Che rapporto hai con il regista Anthony LaMolinara?

<<È  una persona eccezionale e un vero professionista. Devo confessare, però, che all’inizio è stato difficile capirsi: io non parlavo inglese e sul set siamo stati costretti a comunicare con i gesti. Ero terrorizzata, lavorare con un Premio Oscar mi metteva in soggezione. Per non parlare poi della macchina da presa: non facevano altro che dirmi di non guardare lì. Ma Anthony ha creduto in me dal primo giorno e ha sempre cercato di aiutarmi e di mettermi a mio agio>>.

E ora, invece, come va con l’inglese?

<<Ho studiato molto durante l’anno e continuerò a farlo: il film sarà in inglese e non posso farmi trovare impreparata se dovessero decidere di confermarmi>>.

Cosa si prova a dover interpretare un personaggio così importante?

<<Sento una forte responsabilità nel dover interpretare Iskìda, soprattutto nei confronti dell’autore Andrea Atzori>>.

 Veronica Obinu sul set di Iskìda della Terra di Nurak- ©alecani 2016

Veronica Obinu sul set di Iskìda della Terra di Nurak- ©alecani 2016

Che rapporto hai con lui?

<<C’è stata intesa sin dai provini. Ricordo che, guardandomi negli occhi, disse che aveva trovato la sua Iskìda>>.

E con la trilogia?

<<Non sono mai stata un’appassionata del genere fantasy: a scuola tutti i miei compagni di classe leggevano Harry Potter, io lo odiavo. Invece, grazie a Iskìda della Terra di Nurak ho scoperto un mondo che non conoscevo. Sembrerà buffo, ma spesso, quando mi capita di rileggere qualche pagina della trilogia, penso che Andrea Atzori stia parlando di me>>.

Cosa vi accomuna?

<<Iskìda ha un carattere forte ed è testarda proprio come me>>.

Cosa ti ha colpito di Iskìda?

<<Penso che Iskìda, una guerriera che difende la sua Terra senza mai arrendersi, rappresenti un modello da seguire nella vita, soprattutto per noi giovani. Insegna che bisogna lottare per ottenere ciò in cui si crede e che dopo ogni caduta, l’importante è rialzarsi e continuare a correre>>.

Che rapporto hai con la tua Terra?

<<Amo follemente la Sardegna e il mio paese d’origine. Aver girato parte del teaser trailer di Iskìda della Terra di Nurak a Scano di Montiferro, dove sono nata e cresciuta, è motivo di grande orgoglio>>.

Iskida - ©alecani 2016 - all rights reserved - info at alecani@gmail.com

Iskìda e Ino – ©alecani 2016

 

Com’è stato recitare accanto a un Pastore Fonnese?

<<Avevo il terrore dei cani tant’è vero che il primo giorno di riprese non volevo scendere dall’auto dopo aver visto Astula. Ma grazie all’addestratore, Alberto Chisu, sono riuscita a superare la paura>>.

Sul set hai avuto la possibilità di incontrare un’attrice sarda di fama internazionale…

<<Caterina Murino è stata carinissima con me e i suoi consigli sono stati preziosi. Cercava di tranquillizzarmi suggerendomi di essere sempre spontanea davanti alla macchina da presa. Devo dire, però, che sul set si è creata una bella armonia e sono stati tutti davvero gentili e disponibili, a partire da Chiara Aru>>.

Veronica Obinu a Bosa - ©alecani 2016

Veronica Obinu a Bosa – ©alecani 2016

Cosa ti aspetti ora che il teaser trailer è stato completato?

<<Spero che questa esperienza possa essere un trampolino di lancio per la mia carriera. A settembre frequenterò un corso di recitazione e di ballo, perché da grande voglio fare l’attrice e per raggiungere i propri obiettivi è necessario studiare tanto>>.

 

 

 

Andrea Atzori - ©alecani 2016

Andrea Atzori – ©alecani 2016

Iskìda della Terra di Nurak, intervista esclusiva all’autore Andrea Atzori

Concluse le riprese di Iskìda della Terra di Nurak, il teaser trailer diretto dal Premio Oscar Anthony LaMolinara e prodotto dalla casa editrice Condaghes, abbiamo scambiato due chiacchiere con l’autore della trilogia, Andrea Atzori, che ha risposto alle nostre domande svelandoci alcune curiosità sul mondo di Nurak.

Andrea, cos’è Iskìda della Terra di Nurak?

Iskìda è un romanzo fantasy di stampo anglosassone ma liberamente ispirata alla tradizione del “fantastico” in Sardegna. La storia è ambientata a Nurak, una terra immaginaria che ricorda l’isola in un’epoca tra il Neolitico e l’Età del Bronzo, abitata da diversi Clan, ognuno devoto a un proprio animale guida. Protagonista è la giovane Iskìda, una strega del Clan del Cane, che tra Giganti, demoni e Jane si troverà a dover fronteggiare i misteriosi eventi che minacciano la pace della sua terra.

Come mai la prima stagione della saga, L’Amuleto del Sonno, è uscita prima nella collana Il Trenino verde in tre volumetti separati dedicati ai ragazzi?

Il target editoriale della saga è il così detto “Young Adult” (giovani-adulti), ovvero un cross-over adatto sia per i ragazzi che per gli adulti appassionati di fantastico. Visto l’apporto grafico dato dalle bellissime illustrazioni manga di Daniela Serri e Daniela Orrù, l’editore – Condaghes – in principio aveva puntato su un formato più snello che ammiccasse ai più giovani. Ci si rese però conto che la complessità della storia meritava forse un formato più sostanzioso, come il classico “tomo”, ben noto ai lettori di fantasy. Così è arrivata la ristampa in cartonato della prima stagione, dal titolo L’Amuleto del Sonno, formato che è stato mantenuto sino alla fine della storia, con il terzo libro Il Canto di Akasha.

Da dove nasce l’idea di far diventare il mondo di Nurak prima una mostra e poi un film?

L’idea della mostra è venuta da sé: le illustrazioni dei romanzi sono così tante e affascinanti che abbiamo pensato fosse un peccato lasciarle solo al segreto dei libri. Le abbiamo portate fuori, in modo che da sole raccontassero la loro storia e spingessero a incuriosirsi verso Nurak, i suoi personaggi, le sue creature, i suoi mostri, i suoi eroi e le sue eroine. Il film… be’, nessuno potrebbe pianificare a priori una cosa del genere. È successo, abbiamo colto l’occasione, e c’è ancora tanta strada da fare.

E la passione per il fantasy invece?

È nata giocando. Dal gioco di ruolo, per la precisione; quella meravigliosa palestra di narrativa che con carta, matita, dadi e un pugno di buoni amici ti permette di creare e visitare i mondi infiniti della fantasia. Da lì, dal divertimento, un giorno ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare del fantastico una professione. Dopo una laurea in Storia ho conseguito un master in editoria a Oxford e ho lavorato come assistant editor per l’editore di uno dei miei romanzi fantasy preferiti: Queste oscure materie, di Philip Pullman. Da allora capii che, lavorando sodo, qualche sogno si sarebbe potuto avverare.

Perché hai scelto di ambientare la tua saga in Sardegna?

Dire che Nurak sia la Sardegna è il fraintendimento più comune quando si parla della mia opera. Non per scomodare i giganti, ma sarebbe come dire che Il Signore degli Anelli è ambientato non nella Terra di Mezzo ma nell’Europa medievale. Nurak è un secondary world, una terra fantastica coerente in sé, e soltanto liberamente ispirata alla Sardegna. Ma è proprio per questo suo non essere la vera Sardegna che può renderla mito, evocarla con libertà, suggestione, mistero. Se fosse stata la Sardegna reale ci sarebbero state persone capaci di accapigliarsi sulla coerenza del dettaglio archeologico, e Nurak avrebbe smesso di incantare. Non era quello che volevo. Il mio lavoro è scrivere storie.

 

Andrea Atzori e il regista Anthony LaMolinara- ©alecani 2016

Andrea Atzori e il regista Anthony LaMolinara – ©alecani 2016

 

Come mai, secondo te, un Premio Oscar americano di origini abruzzesi che lavora in Cina decide di puntare su una saga fantasy ambientata in Sardegna?

Me lo chiedo tuttora. LaMolinara ha sempre amato la Sardegna sin da un viaggio che fece anni fa, e da allora alimentò il sogno di volerla raccontare tramite il cinema. Fato ha voluto (o caso ha voluto, come volete) che posasse gli occhi su Iskìda, un’opera vicina alla sua sensibilità di cineasta del fantastico e capace di utilizzare l’intera isola come scenario. In questo caso sì, è giusto dire “ambientata in Sardegna”: se Nurak infatti dovesse diventare un film, avrebbe il volto dell’isola intera a cui è ispirata: la Nostra isola.

Come sono andate le riprese del teaser?

Si sono concluse il primo giugno e ora siamo ufficialmente in fase di post-produzione. Non sono mancate certo le difficoltà. I lavori sono stati conclusi nell’arco di un anno a causa del maltempo che, nel giugno 2015, ci aveva fatto perdere due scene importanti. Ma siamo tornati più motivati che mai e abbiamo portato a casa il risultato. Mi piace ricordare che LaMolinara ha sempre voluto lavorare esclusivamente con troupe sarda: Corrado Serri come direttore della fotografia nel 2015 e Francesco Piras e Riccardo De Luca nel 2016.

Che aria si respirava sul set?

Emozionata, entusiasta, tesa, anche affranta – a momenti – ma sempre concentrata, anche di fronte agli imprevisti più impensabili, come la vera e propria tromba d’aria che si è abbattuta una notte sul set, a una sola inquadratura dalla fine di una sequenza che ci aveva preso tre giorni. È in questi momenti che si distingue il carattere delle persone e le ragioni per cui hanno accettato il lavoro. Spero che in futuro io abbia ancora la possibilità di lavorare con loro.

Andrea Atzori e Astula sul set di Iskìda della Terra di Nurak- ©alecani 2016

Andrea Atzori e Astula sul set di Iskìda della Terra di Nurak – ©alecani 2016

Gli animali sono stati protagonisti delle riprese. È stato difficile lavorare con loro?

Iskìda è un inno alla natura e, così come i paesaggi, gli animali non potevano che avere un ruolo principale. Quando una scena ha un animale come protagonista, le difficoltà tecniche aumentano esponenzialmente. Oltre che a immortalare le inquadrature, abbiamo perciò fatto particolare attenzione a evitare ogni situazione di stress per gli animali, lavorando insieme ad addestratori professionisti e previo rilascio di appositi certificati. Nonostante ciò, qualche zelante si è prontamente oltraggiato riguardo alla “coda mozzata” di Astula, il meraviglioso esemplare di Pastore Fonnese che interpreta il cane Ino… ignorando che la coda corta è un tratto ereditario della razza.

 Cosa speri succeda ora che il teaser è stato completato?

Del teaser sono state completate le riprese. Post-produzione, montaggio, musiche, tutto ciò avrà bisogno di diversi altri mesi di lavoro. Dopodiché, arriverà la vera e più grande scommessa: trovare finanziatori per il lungometraggio. Non è assolutamente detto che succeda. C’è da dire però che se non ci fosse almeno una reale possibilità, LaMolinara non avrebbe iniziato i lavori. Questo ci dà da sperare.

Stai già lavorando alla sceneggiatura?

Sì, stiamo già lavorando alla sceneggiatura. Sarà un lavoro a quattro mani, scritto a distanza tra Cina e Foresta Nera, ma con Anthony speriamo di poterci presto trovare in Sardegna per rifinire il testo faccia a faccia.

Qual è il messaggio che speri possa arrivare al pubblico?

Diffido degli autori che si sentono nella posizione di poter comunicare esplicitamente dei “messaggi”. Io scrivo storie, non professo credi, né cerco di convincere il prossimo delle mie idee. Se la storia che avrò raccontato sarà scritta bene, forse piacerà; e forse il lettore – ognuno diverso, ognuno speciale – riconoscerà tra le righe una parte di sé, un volto del mondo, un’emozione, un’intuizione sulla vita, o forse no: forse solo leggerà e si distrarrà per qualche ora, e questo non sarà in nessun modo meno nobile di qualsivoglia messaggio recapitato dall’ego dell’autore.

Se si arrivasse alla produzione del film, in che lingua sarà?

È una questione delicata ed è da un anno che chiedo un parere praticamente a tutti, perché il parere di ognuno è importante. La risposta più frequente è “inglese”, e siamo d’accordo, per una ragione ovvia di circolazione del prodotto; inglese supportato da un uso mirato del sardo, magari per bocca delle creature fantastiche. Certo però la tentazione dell’intera opera in sardo, sottotitolata, ogni tanto torna a farsi sentire. Il prodotto però cambierebbe direzione, perché un produttore significativo (capace di finanziare un film del genere) difficilmente investirà se la produzione non è trainata da attori noti, anglofoni, capaci di attirare il pubblico da sé. Insomma, è prematuro, ma sarà qualcosa da valutare con attenzione.

Quindi anche gli attori del teaser potrebbero cambiare?

Ci auguriamo non capiti, ma sì, potrebbe accadere, e loro ne sono al corrente. Queste decisioni dipendono dall’eventuale produttore e, per quanto vorremmo fosse il contrario, possiamo influenzarle soltanto sino a un certo punto.

Andrea Atzori e l'attrice Veronica Obinu - ©alecani 2016

Andrea Atzori e l’attrice Veronica Obinu- ©alecani 2016

Iskìda della Terra di Nurak valorizza la Sardegna è l’identità culturale sarda?

La maggior parte degli slanci fantastici di Iskìda affondano nel patrimonio del folklore fantastico della Sardegna, nei racconti dei nostri nonni, nelle favole di fate e spauracchi notturni; gli usi e i costumi dei clan sono ricreati basandosi largamente sulla cultura materiale delle popolazioni sarde tra Eneolitico e Età del Bronzo Medio; i luoghi della storia richiamano esplicitamente monumenti archeologici e naturali. Io non devo rispondere a questa domanda. Io ho scritto dei romanzi, e i romanzi hanno un contenuto. Ci si auspicherebbe che questi ultimi – prendendo atto di questa improvvisa esigenza di giudicarli – venissero prima letti, e non tacciati di “fantasy” come se fosse una malattia. Le persone che pensano che l’identità sia una cosa morta e da salvaguardare in una teca come una mummia mi fanno onestamente paura.

Tu ora vivi in Germania.  Da lì, che rapporto hai con la tua Terra?

La Sardegna mi manca. La ritrovo quando scrivo. Temo però che stare lontano sia il mio unico modo per starci veramente vicino.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Essere un buon padre. Continuare a scrivere.