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Radu: “Mi sono sentito un eroe”

December 13, 2016

Antonello Lai durante le riprese - ©alecani 2016

Antonello Lai durante le riprese – ©alecani 2016

Uno scatto che non è sicuramente passato inosservato quello che immortala Antonello Lai, il nostro Radu del corto di Iskìda della Terra di Nurak, mentre passeggia tra le scogliere di Torre Argentina, a Bosa, con in braccio una bimba di pochi mesi. «Con la piccola Greta mi sono sentito un eroe».

Ciao Radu, ci racconti chi è Antonello Lai?
«Un’ex guardia giurata di Oliena, che per tirare avanti lavora in campagna. Sono un grande appassionato di cinema e qualche anno fa ho frequentato anche la scuola di teatro dell’attore e regista Giovanni Carroni a Nuoro».

Iskìda della Terra di Nurak è stata la tua prima esperienza cinematografica?
«In passato ho avuto modo di lavorare con Giovanni Columbu per Su re, con Roberto De Laurentis per la fiction Rai L’Ultima frontiera e ho fatto pure la controfigura in Sonetàula di Salvatore Mereu».

Com’è iniziata la tua avventura con Iskìda?
«Sono stato cercato dal produttore Francesco Cheratzu perché avevano bisogno di una persona con la mia fisicità per la parte. Così ci siamo incontrati per fare una chiacchierata a Oliena: c’è stato subito un colpo di fulmine».

Addirittura un colpo di fulmine?
«Si, all’incontro con Cheratzu ho conosciuto il regista Anthony LaMolinara e mi sono sentito subito legato a loro».

Antonello Lai stringe tra le sue braccia la piccola Greta Dettori - ©alecani 2016

Antonello Lai stringe tra le sue braccia la piccola Greta Dettori – ©alecani 2016

Come ti sei trovato a lavorare con un regista che ha vinto un premio Oscar?
«Ho notato delle differenze tra il suo modo di lavorare e quello dei registi italiani che ho conosciuto in precedenza, ma penso non ci sia nulla di strano. Ognuno ha il suo modo di fare e di vedere il cinema. LaMolinara mi ha colpito per la sua serietà e per la pazienza che ha mostrato nei miei confronti».

È stata una bella esperienza?
«Una delle più belle: per la prima volta ho interpretato un personaggio vero, ero io il protagonista della scena e ho sentito un forte senso di responsabilità».

 

Nessuna difficoltà sul set?
«Sono abituato alla macchina da presa e alla gente che ti sta intorno. Ho fatto quello che diceva il copione anche se ho cercato di metterci del mio apportando delle piccole modifiche come, per esempio, nella camminata. Due passi in più a destra, uno a sinistra poco importava: avevo in braccio una bambina vera, che mi ricordava tanto mia figlia, da proteggere dall’alta marea».

È stata brava Greta durante le riprese?
«Bravissima, appena l’ho presa in braccio si è addormentata».

Conoscevi già la località di Torre Argentina a Bosa?
«Solo di passaggio. Non sono un amante del mare, ma devo confessare che quelle montagne che si tuffano nell’acqua mi hanno veramente affascinato».

 

Il set naturale di Iskìda - ©alecani 2016

Il set naturale di Iskìda – ©alecani 2016

Che ricordo ti sei portato a casa?
«Non avevo mai visto un drone nella mia vita e durante le riprese ne sono rimasto colpito. Mi sembrava di vivere una scena di fantascienza: sentivo il rumore, la presenza e improvvisamente, quando me lo sono ritrovato davanti, è subentrata in me la sensazione di abbatterlo. Era diventata una sfida, mi sembrava di essere dentro Guerre stellari».

 

 

 

Riproducibile con citazione della fonte